Mi occupo di educazione e gestione del cane da oltre vent'anni, attraverso un approccio basato su ambiente, relazione e regolazione naturale del comportamento.
Nel mio lavoro non considero il cane come un soggetto da controllare tramite comandi, ma come un organismo vivente che si autoregola in relazione al contesto in cui vive.
Il comportamento del cane non è qualcosa da “imporre”, ma qualcosa che emerge dall’interazione tra:
corpo,
ambiente,
relazioni sociali,
stato emotivo e fisiologico.
Per questo lavoro soprattutto sulla qualità dell’esperienza, non sulla ripetizione di esercizi isolati.
Il mio approccio si basa anche sul principio di biofilia: la tendenza naturale degli esseri viventi a entrare in relazione con ambienti vivi e complessi.
Per questo i cani lavorano in spazi naturali, ricchi di stimoli coerenti con la loro specie:
erba non tagliata,
alberi e ombra,
odori e tracce,
libertà di movimento.
L’ambiente non è uno sfondo, ma parte attiva del processo educativo.
Utilizzo il concetto di affordance, cioè le possibilità di azione che l’ambiente offre a un organismo.
Per un cane, ogni contesto suggerisce comportamenti diversi:
esplorare,
fermarsi,
avvicinarsi,
allontanarsi,
giocare,
osservare.
Il mio lavoro consiste nel costruire ambienti che favoriscano risposte equilibrate, invece di imporre comportamenti artificiali.
Non lavoro attraverso comandi continui, ma attraverso inviti all’azione o alla non azione.
Questo significa:
non forzare un comportamento,
ma creare condizioni in cui il comportamento emerga spontaneamente,
guidando il cane attraverso la situazione, non attraverso l’ordine.
La regolazione avviene soprattutto tramite:
presenza,
voce,
contesto,
gestione dei tempi e degli spazi.
Le attività si svolgono in grandi spazi naturali, con gruppi di cani anche numerosi.
I cani sono liberi di interagire e muoversi, mentre le persone sono presenti ma non interferiscono continuamente nelle dinamiche sociali.
Il mio intervento è minimo ma preciso:
regolo l’eccitazione nelle fasi iniziali,
prevengo le escalation,
favorisco il ritorno alla calma e all’equilibrio del gruppo.
Il lavoro con le persone è essenziale ma concreto.
Ogni incontro si basa su poche indicazioni chiare, perché il cambiamento reale avviene nella vita quotidiana, non nella teoria.
I cani con difficoltà comportamentali vengono inseriti gradualmente:
osservazione in spazi separati,
inserimento controllato,
integrazione progressiva nel gruppo libero.
Questo riduce la pressione sociale e facilita un adattamento stabile.
Credo che la vera prevenzione dei problemi comportamentali non sia il controllo, ma la qualità della vita.
Un cane equilibrato è un cane che può:
muoversi,
esplorare,
relazionarsi,
autoregolarsi.
Creare condizioni in cui il cane possa sviluppare:
equilibrio emotivo,
competenze sociali reali,
riduzione dello stress,
maggiore autonomia nella relazione con l’ambiente e con l’essere umano.

